Tags

Condividi

Dalla pagina al film

In occasione della mostra FacceEmozioni, sono stati scelti due film attraverso i quali mettere in primo piano l’espressione delle emozioni dalla letteratura al cinema. Si comincia con la tragedia greca forse più nota, Medea di Euripide, nella versione di Lars Von Trier, che sarà commentata da Giulia Beccaria, studiosa di letteratura antica, e Anna Viacava del Centro Torinese di Psicoanalisi. Il secondo film è I giorni dell’abbandono di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, presentato da Maria Annalisa Balbo del Centro Torinese di Psicoanalisi e Giulia Zagrebelsky, junior editor in Einaudi.

 

 

 

medea IILars von Trier
Medea

(Danimarca 1988, 77’, video, col. v.o. sott.it.)

Il mito di Medea. Maga e fattucchiera, Medea che ha ucciso i suoi fratelli e ha aiutato Giasone nella conquista del vello d’oro. Ma Giasone, costretto dal re di Tebe, Creonte, ripudia sua moglie per sposarne la figlia. Medea, ferita, umiliata e abbandonata, condannata a vita errabonda e a una condizione di subalternità che non lascia scampo, uccide la futura sposa di suo marito e impicca i suoi stessi figli per punire il marito. Ed è proprio la consapevolezza di Medea, della propria sottomissione e del proprio isolamento, da cui non riesce a uscire, che la porta a compiere un gesto non di vendetta, bensì di autodistruzione rendendo ancora più inaspettato e doloroso il finale.

Dom 15, h. 20.30 – Introduzione a cura di Giulia Beccaria e Anna Viacava

 

 

 

Roberto Faenza
I giorni dell’abbandono

(Italia 2005, 98’, 35mm, col.)

Olga è sposata, ha 35 anni e due figli. Un giorno il marito la lascia, all’improvviso, a causa di un vuoto di senso. È semplice: lui non la ama più. Olga precipita nell’abisso della sofferenza profonda che rischia di farle perdere progressivamente il senso della realtà e la percezione di sé e delle relazioni con gli altri. Dal romanzo di Elena Ferrante, Roberto Faenza trae un film stilisticamente complesso e raffinato.

Mer 18, h. 20.30 – Introduzione a cura di Maria Annalisa Balbo e Giulia Zagrebelsky