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Détournement. I film di Guy Debord

Dopo la retrospettiva del 2001 a Venezia, i film di Guy Debord si appropriano dello schermo della sala tre del cinema Massimo.

Nato a Parigi nel 1931, Guy Debord ha contribuito a fondare nel 1957 l’Internazionale Situazionista, il movimento più radicale e paradossale della seconda metà del Novecento, che segnerà e influenzerà fortemente il movimento del maggio 1968. Di tutta la sua opera prolifica e vibrante, il lato più segreto e sconosciuto è stato proprio quello cinematografico, per esplicita volontà del filosofo che rese invisibili i suoi film realizzati tra il 1952 e il 1978. “Il cinema di cui parlo– scrisse Debord a proposito di In girum imus nocte et consumimur igni – è questa imitazione insensata di una vita insensata, una rappresentazione ingegnosa per non dire nulla, abile a ingannare per un’ora la noia con il riflesso della stessa noia; quella vigliacca imitazione che è inganno del presente e falsa testimonianza del futuro”. I suoi film, tre lungometraggi e tre cortometraggi, sono stati presentati per la prima volta dopo molti anni nel 2001 alla Mostra del Cinema di Venezia, grazie all’omaggio curato da Enrico Ghezzi e Roberto Turigliatto.


La société du spectacle
(Francia 1974, 88’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
La versione cinematografica di uno dei testi-chiave del ’68, che viene (in parte) pronunciato su un montaggio di immagini altrui, è un esempio folgorante di détournement. Rovesciare lo ‘spettacolo’ capitalista che nega la vita significa rovesciarne le immagini, reimpiegarle e decontestualizzarle fino a riconoscere in esse la forma dell’alienazione allo stato puro.
Mer 23, h. 20.30 – Prima del film incontro con Alice Debord, Olivier Assayas, Francesco Poli, Enrico Ghezzi e Roberto Turigliatto

 

Hurlements en faveur de Sade
(Francia 1952, 64’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
Un film privo di immagini, ma supportato dai dialoghi. Lo schermo è completamente bianco, mentre i dialoghi scorrono, e si fa completamente nero durante i silenzi. Il film non ha alcun accompagnamento musicale o rumore e le voci prodotte sono del tutto inespressive, con l’eccezione della prima introduzione allo schermo bianco prima dell’inizio del primo dialogo. Il film rispecchia in tutto e per tutto il clima di avanguardia dell’epoca.
Ven 25, h. 18.00

 

Sur le passage de quelques personnes à travers une assez courte unité de temps
(Francia 1959, 20’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
Prodotto dal pittore Asger Jorn, questo film “anti-documentario” fa il punto sulle esperienze dell’Internazionale Lettrista agli albori della creazione dell’Internazionale Situazionista.
Sab 26, h. 16.00

 

Critique de la séparation
(Francia 1961, 20’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
“Demistificazione del documentario” e “documentario sperimentale”. Questo film si pone come un testo che paradossalmente smonta e mostra le convenzioni e i presupposti ideologici della forma documentaria.
Sab 26, h. 16.20


Réfutation de tous les jugements, tant élogieux qu’hostiles, qui ont été jusqu’ici portés sur le film ‘La société du spectacle’
(Francia 1975, 22’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
Questo breve saggio era destinato a rispondere alle critiche contro La Società dello Spettacolo al momento della sua uscita in sala. Inaugura il processo di “confutazione” che Debord perfezionerà in seguito.
Sab 26, h. 16.40

 

In girum imus nocte et consumimur igni
(Francia 1978, 95’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
La condanna del cinema, pronunciata dallo stesso regista mentre scorrono le immagini (amate) dei film di Sternberg, di Welles, di Errol Flynn. Il cinema visto come produttore inevitabile di maliconia, di senso di perdita, nell’inesorabile passare del tempo.
Dom 27, h. 16.00