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I film di Pablo Larraín

In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Ema, passiamo in rassegna il cinema di Pablo Larraín, dal suo esordio del 2006 fino al film che ricostruisce la storia di una Jackie Kennedy glaciale a pochi giorni dall’omicidio del marito e presidente degli Stati Uniti. In dieci anni il giovane regista cileno si è reso inconfondibile per il suo personale sguardo, spigoloso, inquieto e gelido, che ha descritto da angolature imprevedibili la dittatura di Pinochet e i tradimenti del potere in senso più generale.

 

 

fuga IIFuga
(Cile/Argentina 2006, 110’, DCP, col., v.o. sott.it.)

Eliseo Montalbán è un musicista intrappolato in una composizione incompiuta. Da piccolo ha assistito alla morte della sorella, uccisa sopra un pianoforte, e ha composto una melodia su questo tragico evento. Anni dopo, Ricardo Coppa, un musicista mediocre e senza talento, intraprende un viaggio alla ricerca di Montalbán e della sua dimenticata creazione musicale, con l’obiettivo di trasformare quella musica in una composizione propria.

Ven 11, h. 21.15
Ven 18, h. 18.30

 

Tony Manero
(Cile/Brasile 2008, 98’, 35mm, col., v.o. sott.it.)

Siamo nel 1979, a Santiago del Cile, in pieno regime di Pinochet: Raùl Peralta, ossessionato dal protagonista del famoso film con John Travolta, passa il tempo a imitarne passi e movenze in uno spettacolo che tiene ogni sabato in un night-club di periferia. È deciso a tutto pur di poter vivere come il suo mito, anche a compiere crimini sempre più efferati e senza senso, che passano però inosservati. La lenta follia di Raul finirà per coinvolgere anche le persone che gli stanno vicine.

Sab 12, h. 16.00

 

Post Mortem
(Cile 2010, 98’, HD, col., v.o. sott.it.)

Santiago del Cile, 1973. Mario Corneo lavora come funzionario presso l’obitorio. Trascrive a macchina le autopsie. Si innamora di una ballerina di cabaret, Nancy, sua vicina di casa. Ma sono i giorni del colpo di stato, l’obitorio si riempie di cadaveri, della casa e della famiglia di Nancy non rimangono tracce, ma la ragazza riesce a nascondersi nel cortile della casa di Mario, che le porta il cibo e le sigarette. Intanto, all’obitorio, i morti continuano ad aumentare.

Sab 12, h. 18.30
Mer 16, h. 18.30

 

No – I giorni dell’arcobaleno
(Cile/Francia/Usa 2012, 118’, DCP, col., v.o. sott.it.)

1988. Il dittatore cileno Augusto Pinochet è costretto a cedere alle pressioni internazionali e a sottoporre a referendum popolare il proprio incarico di Presidente (ottenuto grazie al colpo di stato contro Salvador Allende). I cileni devono decidere se affidargli o meno altri otto anni di potere. Pur nella convinzione di avere scarse probabilità di successo, il fronte del NO si mobilita e affida la campagna a un giovane pubblicitario anticonformista.

Dom 13, h. 16.00
Mar 15, h. 18.30

 

Il club
(Cile 2015, 97’, DCP, col., v.o. sott.it.)

C’è una casa sulla costa cilena, dove vivono una suora e quattro preti sconsacrati. Perché ciascuno a suo modo ha profanato la sacralità della vita. La vita degli altri, dei bambini che hanno abusato, di quelli che hanno venduto, degli uomini e delle donne che hanno tradito e di Sandokan, un infelice senza tetto e senza amore che accompagna gli spostamenti di padre Lazcano, prete pedofilo appena arrivato a destinazione.

Dom 13, h. 18.30
Sab 19, h. 16.00

 

Neruda
(Argentina/Cile/Spagna/Francia 2016, 107’, HD, col., v.o. sott.it.)

Cile, 1948. Il governo di Gabriel Gonzalez Videla, eletto grazie ai voti della sinistra, sceglie di abbracciare la politica statunitense e di condannare il comunismo alla clandestinità. Pablo Neruda, poeta, senatore e massima personalità artistica del Paese, è contrario e diventa il ricercato numero uno. In accordo con il partito comunista, Neruda sceglie l’esilio anziché il carcere, ma deve riuscire a fuggire.

Dom 13, h. 21.00
Dom 20, h. 16.00

 

Jackie
(Usa/Cile/Francia 2016, 99’, HD, col., v.o. sott.it.)

Tutto si svolge nei giorni successivi all’assassinio di John F. Kennedy a Dallas. Al centro la vedova, Jackie. Pochi giorni dopo l’attentato di Dallas, la first lady concede un’intervista al giornalista Theodore White di Life. Non la biografia di Jackie Kennedy, quindi, ma l’esposizione della sua ferrea volontà, nonostante tutto, di trasformare il marito in un indimenticabile presidente.

Dom 20, h. 21.00