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Tradizione e modernità Omaggio a Satyajit Ray

Si dice che fu l’incontro con Jean Renoir (in India per girare Il fiume) prima, e con il film di Vittorio De Sica Ladri di biciclette poi a spingere senza più alcuna esitazione Satyajit Ray a diventare regista. Prende corpo in  questo periodo il progetto del primo film Il lamento sul sentiero, accolto con grande interesse al festival di Cannes (dopo la trionfale prima mondiale al Moma di New York). Con il successivo L’invitto –  secondo episodio della cosiddetta ‘trilogia di Apu’ – Ray vince il Leone d’oro a Venezia nel 1957, diventando per tutti il maestro indiscusso del cinema indiano, che colleziona plausi e riconoscimenti film dopo film, fino all’Oscar alla carriera nel 1992. A lui dedichiamo un omaggio raccogliendo i titoli recentemente restaurati.

Il lamento sul sentiero (Pather Panchali)
(India 1955, 122, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Il piccolo Apu è testimone della triste condizione della propria famiglia bengalese, di casta bramina, ai primi del Novecento. Quando la sorella maggiore Durga muore, il padre decide di trasferirsi con la famiglia a Benares. Realizzato con pochi mezzi, l’esordio di Satyajit Ray viene censurato dal governo indiano perché mostrava «una povertà troppo abbietta». Ispirato al romanzo Pather Panchali del connazionale Bibhutibhushan Bandyopadhyay.
Mar 3, Ven 6 e Sab 28, h. 16.00

 

L’invitto (Aparajito)
(India 1956, 110’, HD, v.o. sott.it)
Storia di Apu, ragazzo indiano che vorrebbe diventare sacerdote. Quando il padre muore, decide di andarsene a Calcutta, dove lavora, studia e riesce a laurearsi all’università. Nella sua lotta quotidiana si dimentica della madre che vive solo attendendo il suo ritorno. E quando torna, è troppo tardi.
Mar 3, Ven 6 e Sab 28, h. 18.15

 

Il mondo di Apu (Apur sansār)
(India 1959, 105’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Apu, un ex studente che sogna un futuro di scrittore, si fa convincere da un amico a sposare con un matrimonio di convenienza la bella Aparna. I due sposi sono felici, fino a quando Aparna, rimasta incinta, va a partorire in casa della madre e muore. Solo dopo cinque anni, Apu decide di conoscere suo figlio Kajal.
Mar 4 e Dom 29, h. 16.00

La grande città (Mahānagar)
(India 1963, 131’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
A Calcutta la giovane sposa Arati, moglie dell’impiegato di banca Subrata, decide di cercarsi un lavoro per far fronte alle difficoltà economiche della famiglia. Dovrà combattere contro i pregiudizi e la volontà degli uomini di casa. Della grande città del titolo, il film osserva sobborghi e periferie, concentrando l’attenzione su un nucleo familiare della piccola borghesia in crisi.
Mer 4, h. 18.00/Mar 10, h. 15.45

La moglie sola (Chārulatā)
(India 1964, 117’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Charulata è sposata con Bhupati, direttore del quotidiano politico liberale “The Sentinel”. Consapevole dell’infelicità della moglie, che trascorre il suo tempo immersa nella lettura, Bhupati assume come amministratore del giornale il fratello di lei, Umapada, e lo ospita, assieme alla moglie Manda, nella propria abitazione di Calcutta.
Lun 9, h. 16.00/Mar 10, h. 18.15

Il santone (Mahāpurush)
(India 1965, 65’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Gurupada è un avvocato che, dopo la morte della moglie, non ha più pace. Insieme alla figlia incontra Birichi, un santone apparentemente senza età, di cui diventano seguaci. Questi
racconta storie del passato, dei suoi dialoghi con Platone, di come ha insegnato a Einstein la teoria della relatività, o dei suoi incontri con Gesù e Buddha.
Lun 9, h. 18.15/Ven 13, h. 16.00

Il codardo (Kāpurush)
(India 1965, 74’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Amitabha è uno sceneggiatore di Calcutta. L’uomo gira per la città e i suoi dintorni raccogliendo idee per girare un film. Giunto in un piccolo paese, accetta l’ospitalità di un contadino per via del guasto alla sua auto. Qui lo sceneggiatore conosce la moglie del coltivatore e rimane sconvolto nello scoprire che la donna è una sua ex amante. Amitabha cercherà di convincere la donna a lasciare il marito.
Ven 13, h. 17.30/Ven 27, h. 16.30

Nayak
(India 1966, 120’, HD, b/n, v.o. sott.it.)
Seconda sceneggiatura originale di Satyajit Ray, Nayak, che racconta la storia di un attore popolare indiano, si concentra interamente sulla psicologia del personaggio, interpretato da Uttam Kumar, già star del cinema commerciale bengalese. Il film si svolge in 24 ore su un treno, necessarie al protagonista per viaggiare tra Calcutta e New Delhi.
Mer 25, h. 18.15/Dom 29, h. 20.30